2 giugno 2026

80° anniversario del voto alle donne

Il voto alle donne
Quasi sempre si dice che il 2 giugno 1946 le cittadine italiane con età superiore ai 21 anni hanno goduto per la prima volta del diritto al voto. Si trattava del referendum per scegliere tra monarchia e repubblica e per eleggere i rappresentanti all’Assemblea costituente che aveva il compito di dare all’Italia un nuovo assetto normativo, una nuova costituzione in sostituzione dell’ormai più che scaduto statuto albertino. In realtà le donne avevano votato qualche mese prima, ad aprile, per alcune elezioni amministrative ma il 2 giugno resta la data della loro piena partecipazione alla nascita della nostra nazione uscita dalla guerra e dal fascismo grazie anche alla Resistenza che ebbe nelle donne delle protagoniste, delle combattenti e delle martiri.
Il diritto al voto è stata prima richiesta avanzata dal nascente movimento femminista, non a caso chiamiamo suffragiste le femministe inglesi di fine Ottocento che chiedevano il suffragio per le donne cioè il diritto di voto. Il lungo percorso delle donne italiane che Anna Maria Mozzoni chiamò corsa a ostacoli di cento anni si conclude quando il diritto al voto delle donne in altri paesi non è da tempo materia di dibattito. 1896 in Nuova Zelanda, 1936 in Turchia e si potrebbero fare molti altri esempi anche se non arriviamo ultime se si pensa che in Svizzera bisogna aspettare 1969.
Queste date per un diritto che oggi ci appare ovvio ci dicono quanta strada hanno dovuto percorrere le donne e quando sia resistito un pregiudizio tutto iscritto nell’ordine patriarcale che vuole le donne naturalmente chiuse nella vita privata perché inferiori agli uomini intellettualmente, e generalmente umorali e isteriche.
Ma torniamo al 2 giugno del 46 quando vota l’89 per cento delle aventi diritto, è la stessa percentuale degli uomini, ma le donne hanno votato gli uomini, le donne elette infatti sono 21 su 556 deputati. Per ovvi motivi: le candidate sono poche e poco conosciute, i partiti a cui appartengono sono diretti da uomini non abituati alla presenza delle donne nello spazio pubblico. Delle 21 solo 5 entreranno nella commissione dei 75 che scriverà materialmente la Costituzione, tra queste mi piace ricordare la socialista Lina Merlin, Padovana, di Pozzonovo che sarà in seguito la prima donna eletta al Senato della Repubblica.
Le costituenti appartengono a partiti diversi con posizioni politiche opposte ma riescono a trovare importanti accordi tra loro, fanno squadra si direbbe oggi, proprio sui diritti delle donne. Dobbiamo a loro se nell’articolo 3 della costituzione “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge …senza distinzione di sesso, di razza…” Senza distinzione di sesso è un emendamento voluto delle madri costituenti. Così per l’articolo 37: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro le stesse retribuzioni che spettano ai lavoratori. Ovvio? Banale? No, molti costituenti avrebbero voluto che fosse scritto “a parità di rendimento”, non a parità di lavoro. L’idea nascosta è che vuoi per la differenza di forza fisica vuoi per gli impegni dovuti alla maternità o al lavoro di cura delle donne i legislatori potrebbero trovare alibi per differenziare le retribuzioni. Le madri costituenti erano molto attente e sapevano che la Costituzione non è la descrizione di un paese esistente, è una promessa che è compito delle generazioni successive realizzare. Sapevano che la Costituzione non era sufficiente, che esistevano leggi precedenti ancora in vigore che andavano riformate. Per esempio, bisognò aspettare gli anni 60 perché le donne potessero entrare in magistratura e a tutt’oggi tutti i dati statistici restituiscono una condizione delle donne nel lavoro che non è certo quella della parità.
Oggi sappiamo che quella per la parità è stata una giusta e gloriosa battaglia ma che non è più quello di cui abbiamo bisogno, perché oggi nelle donne è cresciuta la consapevolezza che è a partire dalla differenza tra i sessi che le donne devono trovare la propria identità
liberandosi dai condizionamenti, consci e inconsci, che l’ordine simbolico patriarcale ormai millenario ha prodotto in tutte e in tutti. La strada per la libertà resta accidentata, le madri costituenti ci hanno insegnato la forza, l’intelligenza e la determinazione necessarie per andare aventi. La nostra gratitudine è infinita

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